Molto spesso quando chiedo ai miei amici e coetanei (quindi nella fascia degli -anta) se hanno un account Facebook o di un altro Social Networks mi sento rispondere “No, per carità, lo usano già abbastanza i miei figli…” oppure ” No, non lo avrò mai” (come se si trattasse di prendere la tessera di un partito o si stesse discutendo di un credo religioso od etico). Quasi mai la motivazione è il non avere tempo.
Credo che effettivamente ci sia un po’ di confusione su internet, social networks, Facebook, etc e mi sento di condividere quasi in pieno il post di Marco Camisani Calzolari, quando dice
Facebook è l’antimateria della comunicazione perché fa “impazzire” quasi tutti, con accezione negativa:
Chi lo conosce meglio, lo usa per quel che è, ma troppo spesso gli concede troppo e dimentica che Facebook è un’azienda che ti chiede l’anima (i tuoi utenti/contatti) in cambio di un po’ di spazio gratis. Molti se ne dimenticano e regalano a Facebook il valore più grande: gli account utente che invece potrebbero aggregare su un proprio sito e non su quello di terzi.
Chi lo conosce poco lo confonde con Internet e non riesce a scindere il mezzo dal contenuto. Così incensa o biasima il mezzo in funzione di quel che ci passa dentro. Perdendo così tempo prezioso in termini di conoscenza. Si trova quindi in un delirio percettivo in cui è come se si trovasse a detrarre il telefono elencando tutte i reati perpetrati usando quel mezzo o i pericoli che nasconde. Rinunciando e facendo rinunciare ai grandi vantaggi che invece offre.
Nel frattempo ci sono individui che invece stanno vivendo o creando nuovi mondi, nuovi percorsi della comunicazione che non fanno troppe differenze tra carta e digitale, tra Facebook o Twitter, tra comunicazione istituzionale o personale. Individui che stanno cambiando il mondo. Protagonisti del nuovo corso per cui internet è un ambiente di supporto alla vita e non un banale mezzo di comunicazione alternativa.
[...]
Mi spiace vivere nel medioevo del nuovo corso. Assistere alla caccia alle streghe, al luddismo, alla paura delle macchine a vapore, della rivoluzione industriale e delle macchine fotografiche che rubano l’anima…
Ho invece difficoltà a condividere l’ultimo punto (“I coetanei di mio figlio non hanno ancora un loro PC perché le famiglie sono spaventate dalla TV e non glielo comprano“), dal momento che i figli dei miei amici hanno quasi tutti il computer e lo utilizzano con la stessa confidenza con la quale utilizzano il cellulare. Ma forse quelli che vedo sono solo un’eccezione, un’isola felice, un campione non rappresentativo, come direbbe il mio amico statistico (che non usa Facebook).


Forse mi sono dimenticato di specificare che mio figlio ha 5 anni